- Cidippe,
- Aconzio,
- ricezione,
- Saffi,
- Bettini
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Abstract
Tra le storie antiche giunte fino a noi, una delle più dimenticate è quella di Cidippe, costretta a sposare Aconzio dopo aver pronunciato inavvertitamente il giuramento inciso dal giovane su una mela. Dopo un breve excursus sulla ricezione di questo racconto ellenistico, il presente contributo ne analizza due riscritture in lingua italiana, quella ottocentesca di Antonio Saffi (1829) e quella tardo-novecentesca di Maurizio Bettini (1998), mettendo in luce come la prima riconduca l’intera vicenda entro i confini dell’amore romantico e come la seconda individui nell’inganno della mela un esercizio di ‘potere’ da parte del testo scritto sul suo lettore.